VIRGILIO VILLORESI
Regista

Il tempo è dilatato, sospeso nello studio di Virgilio Villoresi. Giocattoli antichi, oggetti inusuali, vecchie riviste, il suo mondo è cristallizzato in un universo infantile e malinconico. L’obbiettivo è raccontare una favola, stupire lo spettatore che ritorna bambino dando un’anima a questi oggetti, che diventano i protagonisti dei suoi film. Un universo profondo che parla dei sentimenti più puri che perdiamo crescendo, diventando adulti e che Virgilio Villoresi riesce a far rivivere attraverso le sue animazioni. Considerato il più grande artista dell’animazione italiana, ha vinto diversi premi ed è riconosciuto a livello internazionale per le sue sperimentazioni.

1 – Come hai iniziato ad occuparti di animazione?

Da bambino ero un ballerino di danza classica, potrebbe sembrare irrilevante, ma la ritmica è una componente fondamentale dei mio lavoro. L’idea di coreografia ritorna ossessivamente nei miei film e nelle mie opere, così come la musica classica che è un elemento fondamentale, punto di partenza di tanti progetti. Il mio primo lavoro è stato un film che ho fatto con la stilista Vivetta Ponti nel 2006, un collage animato di vecchie riviste anni ’30.

2 – Qual è la tua formazione?

Ho fatto il DAMS a Bologna, ma in realtà sono totalmente autodidatta. Mi sono formato facendo ricerca, guardando i film di Jan Švankmajer e Norman McLaren, la nouvelle vague polacca degli ’50. Osservando frame per frame i grandi maestri dell’animazione ho iniziato a capire come funzionavano le diverse tecniche.

3 – Come mai sei così affascinato dalle cultura nordica e mitteleuropea?

Di quella cultura mi piace la capacità di sintesi e l’inventiva con mezzi molto poveri. Rispecchiava un po’ la mia situazione di allora, quando a Firenze iniziavo le prime sperimentazioni e volevo realizzare qualcosa di mio con poco. Ho sempre collezionato cose vecchie, ho un’inclinazione naturale verso tutto l’immaginario del ‘900, sopratutto le grandi avanguardie italiane in particolare i Futuristi, ma anche i maestri del design come Munari e Gio Ponti.

4 – Perchè ti definisci un artigiano del cinema?

Perchè il mio è un cinema fatto con le mani, dove c’è pochissima postproduzione. Tutto viene realizzato a mano: all’inizio ero solo io, ora siamo un collettivo di artigiani che opera a secondo del lavoro che ci viene richiesto. Non c’è nulla di ricostruito virtualmente, tutto ciò che si vede nei miei film è reale.

5 – Come riesci a realizzare questi piccoli miracoli? Qual’è il tuo processo creativo?

C’è un forte legame con la musica, spesso parto proprio dal ritmo e dalla melodia per immaginare una storia. Ricerco sempre un effetto sorpresa, per me è importante l’aspetto ludico e buffonesco che colpisce lo spettatore. Mi piace divertirmi con quello che faccio, voglio sorprendermi nel gioco.

6 – Pensi che dipenda da questo il successo dei tuoi film?

Assolutamente sì. E’ la capacità di vedere le cose con gli occhi di un bambino, riuscire a recuperare la dimensione infantile, il fanciullino che è in noi.

7 – Ti supporta anche una grande capacità tecnica?

Per ogni secondo di animazione ci sono circa 25 scatti, che messi in sequenza danno l’illusione del movimento. Lo spostamento degli oggetti avviene tra uno scatto e l’altro, il movimento è sempre in relazione alla forma. Uso tecniche molto diverse, mettendole anche insieme: in uno dei miei ultimi lavori ho usato contemporaneamente slow motion e stop motion. Il movimento lo immagino in astratto, spesso sono io stesso a mimare movimenti e gesti per capire come riprodurli, oppure osservo la natura per comprendere anatomie e corrispondenze, come ho fatto per alcuni lavori con i gabbiani o le farfalle.

8- Dove riesci a trovare giocattoli d’epoca e oggetti speciali che usi nei tuoi film?

In giro per negozi specializzati, mercatini, a volte anche nelle aste. E’ come se questi oggetti mi chiamassero, riconosco nell’oggetto qualcosa che ho vissuto, che fa parte della mia vita.

9- Come hai iniziato la tua carriera?

Il momento di svolta è stato un music video che feci nel 2008 per Vinicio Capossela, dopo quel lavoro le case di produzione e i grandi brand del lusso hanno iniziato a contattarmi. Da allora grazie al passaparola ho sempre lavorato tanto. All’inizio realizzavo tutto io manualmente, ora invece siamo un team composto da tecnici, illustratori, scenografi.

10 – Come sei riuscito ad avere come clienti i grandi colossi del lusso internazionale?

La prima volta è stato per Dsquared2, mi sembra fosse intorno al 2010. Realizzai per loro un film di animazione che era una somma di tutto quello che mi piaceva. Lavoro molto per il mondo della moda, per alcuni clienti in maniera anche continuativa come per Valentino e Bulgari.

11 – Com’è nato il progetto della tua ultima mostra Click Clack?

E’ stata la mia prima personale, sono stato invitato dalla galleria Adiacenze di Bologna in occasione di Artefiera. Ho esposto sette sculture cinetiche ispirate ai dispostivi ottici del precinema. Ho creato per la mostra uno zootropio, un strumento che permette di avere

l’effetto dell’animazione grazie alla luce stroboscopica, ma anche un flipbook motorizzato, oltre a diverse altre opere meccaniche. La mostra è piaciuta tanto ai bambini, che sono tornati a vederla anche con le famiglie, questo mi rende davvero felice.

12 – Qual’è il progetto che vuoi ancora realizzare?

Un lungometraggio. Vorrei approdare all’industria cinematografica sperimentando le mie tecniche di rappresentazione sui tempi di un film lungo.

13 – Pensi che in questo momento Milano possa essere il luogo giusto per un creativo?

E’ l’unica città italiana dovrei vivrei e che mi ha permesso di portare avanti le mie ricerche e il mio lavoro. Mi piace viverla nelle vecchie trattorie e dei mercati dell’usato, quei luoghi magici di quartiere dove si respira ancora quell’atmosfera anni ’40 e ’50.

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