STEFANO BELINGARDI
Architetto

Considerato una delle menti più brillanti del panorama dell’architettura giovane italiana, Stefano Belingardi a dispetto della sua giovane età ha all’attivo tantissimi progetti. L’architettura è la sua passione di vita, che l’ha portato a realizzare edifici partendo dall’Italia fino a Berlino, Barcellona, Panama. La struttura, lo scheletro dell’edificio è l’anima di ogni suo progetto, che riesce a rendere dinamico grazie ad una visione degli spazi vibrante e razionale allo stesso tempo. L’aspetto tecnologico e strutturale è infatti il segno distintivo delle produzioni di BE.ST, lo studio internazionale di architettura da lui fondato, non ancora trentenne.

1 – Quale è la tua formazione e che background hai?

Ho studiato nella facoltà Mario Botta di Mendrisio, poi mi sono spostato a Barcellona per un anno, quindi in Scozia, alla Glasgow School of Art, dove mi sono laureato cum laude con il miglior progetto dell’anno. Finiti gli studi sono andato a lavorare a Shanghai nello studio Miracles, poi da Daniel Libeskind, infine da Cino Zucchi.

2 – Chi consideri come un maestro, un architetto di riferimento?

Christian Keretz, per la forza attraverso cui esprime ed evidenzia il lato strutturale del progetto.
E poi Carlo Scarpa, per la capacità di definire anche i più piccoli dettagli, di lavorare dalla struttura al decoro, con un’eleganza senza tempo.


3 – Come è iniziata la tua avventura da libero professionista?

A Berlino e Milano. All’inizio facevo la spola tra le due città, finché non mi sono stabilito a Milano, dove il mio primo progetto importante è stato l’headquarter Telecom.
Lavoro ancora tanto all’estero, soprattutto a Panama e in Portogallo, dove sto completando un complesso di circa cento ville e una club house. In Italia, invece, ho vinto il bando per delle palazzine che ospiteranno l’esercito italiano. Realizzo molti progetti con clienti privati, soprattutto appartamenti e case di lusso.Ho esplorato il mondo del retail con gli spazi per Frankie Morello, Bugatti, Richmond. Disegno anche arredi e pezzi di design, alcuni sono stati esposti durante l’ultimo Salone del Mobile. Spesso sono stati realizzati espressamente per uno dei miei progetti e poi ripensati per la distribuzione e la vendita.


 4 – Hai fondato il tuo studio BE.ST, com’ è nato e come hai strutturato il tuo team?

Siamo in sette di base, poi a seconda della complessità del progetto arriviamo anche a dieci. Alcuni tra i collaboratori sono arrivati da Mendrisio, dalla mia stessa università, altri hanno iniziato con un tirocinio e sono poi rimasti con me.


5 – Quali sono i tuoi progetti pubblicati dalla prestigiosa rivista Domus?

Il progetto per l’headquarter di Telecom e i pezzi di design che ho esposto in fiera.


6 – A quale tra i tuoi progetti sei maggiormente legato?

La torre di Panama, nella zona storica della città. È un’idea che sta avendo una lunga gestazione per riuscire ad ottenere l’approvazione dal comune. Eppure sarà davvero un progetto di grande forza e impatto: un edificio di 35 piani.

7 – Come concepisci un progetto? Da dove parti?

Parto dalla struttura, cercando di rendere estetico e bello ciò che è funzionale. Inizio spesso dalla griglia strutturale che traccia il progetto stesso; il pilastro diventa il punto di forza della mia idea di spazio. Prediligo forme razionali e lineari, spezzate da curvature ed elementi inaspettati: sono spazi dinamici con più funzioni.

8 – Fai un uso particolare dei materiali?

Dipende dai progetti: i materiali sono generalmente pochi, usati con grande personalità, tagliati a seconda del tipo di struttura che ho in mente.
Il mio punto di forza è il dialogo con il cliente, per cui ogni elemento è realizzato custom made; nei miei progetti disegno tutto: dai grandi volumi alla maniglia.

9 – Nonostante il tuo studio sia abbastanza giovane, hai realizzato tantissimi progetti, come ci sei riuscito?

Potremmo dire che è un mix di elementi che funzionano: l’architettura è una vera passione a cui dedico il 98 % della mia vita, poi c’è il talento e anche i tanti contatti che sono riuscito a crearmi, viaggiando per tutto il mondo.

10 – Che consiglio daresti ad un giovane che inizia il tuo lavoro?

Bisogna conoscere tante cose: è importante viaggiare, creare dei contatti, saper raccontare il proprio lavoro, saper rappresentare e spiegare i propri progetti al meglio, entrare nella psicologia del cliente, capire come pensa. Davvero è fondamentale interpretare esigenze e volontà del cliente attraverso la propria cifra stilistica: capire il contesto, il territorio e il luogo in cui siamo.

11 – Come sarà l’architettura del futuro?

Senza filtri. Tutto sarà aperto, grandi ambienti unici, che rispecchieranno l’immediatezza del nostro tempo. La società attuale è legata all’estetica, all’apparenza, mentre io sono interessato all’aspetto funzionale, al processo. Mi piace seguire da vicino ogni fase dei miei cantieri, come il disegno si evolve e si modifica nella tecnologia costruttiva. La mia ricerca sarà sempre più orientata verso la tecnologia dei materiali, verso forme più semplici e funzionali e verso la definizione di un ambiente completamente interattivo.

12 – Il progetto che devi ancora immaginare?

Qualcosa che rimanga nel tempo, che possa rappresentarmi in maniera iconica.

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